04 Giugno 2007

Ti voglio così

I nostri cuori ardono in questa giornata di giugno.Sono fiamme incandescenti che
si cercano,scottano...e bruciano per i nostri baci roventi.
Le labbra scorrono, e un fievole moto di piacere inonda di bellezza il tuo viso nascosto dall’ombra..e gioisco d’averti, di tenerezze e possessioni lussuriose,che s’intrecciano e fluttuano come onde del mare.
Sei splendida Sara,te lo dico,ma non mi credi.
Non posso che vivere le linee del tuo corpo sulle mani in cammino,io viandante sulla tua pelle,io conquistatore di tempo sul fluire sfuggente di noi due insieme,in questa camera d'hotel,che oggi è tutto il nostro mondo.
D'odoroso umido tocco,in forma di torbido fiume,sfioro saliva e liquidi palpiti,tra labbra e sesso e sulla carne affiorano funesti sensi, dentro di noi scorrono suoni e perversioni.
Avanza nel buio il piacere di te, e scorre implacabile il vivo vento dell'amore che cresce,in questa unica notte incoronata da sottili corolle di miele e sguardi, di calori
e desideri avvolti dal silenzio,di sospiri spezzati dalla tenebra.
Ti voglio così,anche in silenzio,sentendomi anche per poco fuori dalla vita.
Senza il conto dei giorni che sono trascorsi,che passano,e che restano da trascorrere,
senza passato, senza presente e senza futuro;
Ti voglio così,fuori da tutto e da tutti,come se si fosse in una profondità senza misura,ed abbandonarmi senza difese.
Ti voglio così,per baciare il tuo corpo nudo e scivolare le mie dita sul tuo sesso dal sapore di mirto e d'alloro,che attende con ansia il mio respiro e la mia lingua.
Per ricoprirti nuovamente del mio piacere caldo,che ti scendeva lentamente sopra i seni,sulla vita e dentro il tuo accogliente ombelico.
Ti voglio così,io non ce la faccio più,non ce la faccio a starti vicino,così vicino che
accanto addosso in braccio sotto sopra in mezzo è troppo poco vicino.
Io voglio starti dentro al cuore,al corpo,voglio fare l'amore con te,ogni giorno,ovunque,
a tavola,al telefono,davanti alla tv,mentre mi parli dell'università,quando sei arrabbiata con me,appena ti svegli,quando mi fai i dispetti e mi fai il solletico.
Ti voglio così,esattamente come sei,per tutto quello che mi dai e che mi neghi appositamente.

Smarrito ormai nell'effluvio ricordo che mai lascio ad ogni nuova tua partenza.
Lontana adesso dal nostro porto,ma soltanto nella geografia che non conosco,tu sempre mi accompagni.Pena struggente che fa capolineo in ogni pensiero.
 
20 Maggio 2007

Se non saranno lacrime..

Stringimi, non voglio pensare.Baciami,voglio dimenticare i dolori.
Ora ci sono solo le tue labbra, la pelle liscia e rosea che mi confonde e mi trattiene in paradisi di luce.
Non conosco altra pena se non d’amore,che fa lacerare cuore e pelle in delirio di desiderio, che fa morire anche in vita.
E quella notte è rimasta dentro, a gioire e condannare per sempre la mia passione..
nell’eterno cielo di un amore imprigionato.
Sedili reclinati in un parcheggio isolato,beviamo becks e fumiamo.
Finchè più vasto di un lago,cresce il piacere e ci coglie cosi, appena visibili e mischiati alla sorgente del buio,in quel nero diffuso che esplode,in notte di luna e di fuoco di robinia odorosa.
Siamo finalmente nudi,senza più veli,ora tutto è più facile,il tuo corpo ormai si abbandona libero ad ogni mio gesto,chiedendo il suo pegno.
Ti bacio soffiando sui seni, sul collo, scendendo giù,sempre più giù, preludio al saporoso intreccio dei sensi.Ti sfioro lungo le gambe,hai i brividi  e mi dici che sono uno stronzo.I tuoi umori salgono e spargono odori che si mescolano ai miei, allarghi le cosce, giuidi la mia mano alla tua ed insieme a sfiorarti le labbra.Spingi la mano ,le dita ad entrare dentro di te,in quella rosa ormai gonfia di umori e di voglia… e gioco a farti l'amore, e ti piace,ti piace e alzi il bacino, lo fai ricadere all'indietro, poi ancora in avanti, le tue unghie mi si conficcano nella schiena ma non sento neanche il dolore.. le mie dita sfiorano il clitoride che ti guida al piacere più intenso..a quell'orgasmo che volevi ritardare per avere con me.

Ora anche tu vuoi toccarmi,vuoi ricambiare,vuoi baciarmi sul petto.Ti piace sentir la durezza del mio sesso tra le mani, vedere quanto può essere luccicante bagnato,voglioso della tua lingua calda,delle tue labbra morbide. E allora spalanchi la bocca,regalandomi un sogno,con la mia mano sulla tua testa e così sempre più veloce,sempre più vogliosa cercando ad ogni colpo quel mio piacere che tanto desideri.
E mi guardi, mi guardi come ad interrogare il mio cuore che ancora cede ed attende
l’aprirsi della nuda tenebra, la cascata di fragranza selvaggia della pelle umida.
Muovi il mio piacere senza sosta,e poi ti fermi, e nello sguardo universi di dolcezze perverse ed infrante su innumerevoli scogli del cuore.
E a volte ridi senza dire nulla e mi guardi, stringendomi forte.
Per la mia sete d’amore che mai si placherà,combatterò il vento e avanzerò a piccole carezze nell’attesa di un fremito.
E ti legherò, legherò i tuoi polsi alle palpebre della notte, croci radiose scintilleranno
nel buio dei gemiti, sotto mille colpi proibiti e gonfi di voglia indomabile.
Solleva pure gli occhi,perché non v’è rimedio alcuno.Trattieni il fiato caldo,che se ti bacio è per farti sognare.
Sono un diverso, non un uomo dal colore fermo,inseguo la mia fata finchè ho respiro, non temo,non temo di piangere perchè se non saranno lacrime,sarà rugiada a bagnare il mio volto.Se non saranno lacrime sarà sangue ad annegare il cuore.

 
15 Maggio 2007

colpi di pistola

Durante le mie meditazioni ferroviarie, del tutto preterintenzionali, come lo è del resto il paesaggio visto dai finestrini, era capitato spesso di avere pensieri per nulla subalterni alla realtà, come colpi di pistola sfuggiti distrattamente.
Quel giorno mi sparai sui piedi certi pensieri decisamente fuori dalla mia portata, di quelli che restano impalati davanti al dubbio iniziale e a quello finale, come fossero le parentesi di una profonda verità.
Stavo leggendo il giornale, ad essere sinceri. Sai, quei fogliacci di carta così poco pratici, ma così importanti per chi avesse deciso, per diletto o per lavoro, di farsi trasportare da una città all’altra senza doversi più accorgere né di tempo, né di paesaggi.
Avevo già notato, del resto, che il paesaggio rallentava i treni: li distraeva dal loro compito stendendogli di fronte alberi e montagne, come a mostrargli documentari;
Che poi per la verità,sono più veri i documentari della realtà, ma questo era solo un altro colpo di pistola sfuggito per sbaglio, durante un trasferimento di routine.
Veniamo al punto: io avevo in mano un giornale, avrei potuto trovarci scritto qualcosa che fosse capitato davanti a me, magari di una partita di calcio che avevo visto e che le parole mi raccontavano in un altro modo, perché il giornalista di turno teneva alla squadra avversaria e mi negava il gusto di aver visto ciò che avevo veramente visto. Che stronzi, i giornalisti milanesi, quando guardano la juve.
E che stronze le parole che non filavano mai come avrei voluto, soprattutto quelle che non dicevano mai bene ciò che anch’io avevo visto,oppure che mi sarebbe piaciuto fossero davvero accadute proprio nel modo in cui io desideravo sapere che erano accadute. Ed era così anche per i paesaggi e per i documentari, ecco la verità.
Eppure, mi dicevo, guardiamo tutti dallo stesso finestrino, passiamo per gli stessi maledetti posti, ma poi uno si ricorda bene di un campanile e l’altro invece non l’aveva visto mai.
Altro colpo accidentale sparato sui miei stessi piedi, mi dicevo.
Era proprio un bel mistero, il paesaggio: perché teoricamente stava fermo lì, anche se praticamente si muoveva alla velocità del treno, cosa che lo rendeva totalmente relativo, come il tempo e le mucche che qualcuno abilmente sparpagliava a caso nel panorama altrimenti sempre uguale, giusto per distrarmi dalle parole di questo giornale, per distrarmi dalla mia stessa distrazione e per farmi rallentare insieme al tempo e al treno, per allontanarmi dall’illusione di essere già arrivato appena dopo essere partito.
Insomma stavo su un cazzo di treno e sia io che lui stavamo cercando di far passare il tempo allo stesso modo, lui rullava chilometri e guardava il panorama mentre io ero sempre a pagina due dello stesso giornale, perso nei pensieri a veder filare un paesaggio di parole in libertà, non più lineari e logiche e nemmeno più inquadrate in colonne ordinate di fatti e fatterelli, calci di rigore non dati e reclamati eccetera. Ero uscito da un pezzo dai margini di quei paginoni e andavo per conto mio, in un viaggio a parte.
Mi stavo perfino domandando come un idiota chi le avesse mai inventate queste benedette parole, chi fosse stato quel mago folle, l’alchimista originario che stabilì perfino che una vocale è una vocale e una consonante è una consonante, poi mescolò il tutto e da allora abbiamo tutti srotolato pergamene, incasellato pensieri, musicato la realtà a suon di magiche combinazioni chiamate appunto parole.
Pensavo, si staccano dalla persona che le pronuncia: invece le cose stanno ferme come paesaggi. I treni, dal canto loro, vanno e vengono sempre sugli stessi binari, non escono dal margine come invece le parole sanno ben fare. In più le parole hanno gli accenti e i toni, cosa che paesaggi e binari non hanno, tranne che per quei pazzi visionari che ce li vedono. Ad esempio i poeti, i pittori e i musicisti e,perfino io,che non sono niente di tutto questo.
Il fatto strano è che tu spari una parola nel vuoto, quella inizia a viaggiare di orecchio in orecchio, di bocca in bocca e ti ritorna, a distanza di ore, giorni o anni, ma spesso con un altro significato: certe volte si ripresenta addirittura in francese o in cinese e spesso vuol dire perfino un'altra cosa.
Una volta sparai un buongiorno e mi ritornò sei mesi dopo efferato come un vaffanculo: cioè ufficialmente era ancora buongiorno, ma il tono era quello di un ben dato vaffanculo.
Così come ricordo anche che un'altra volta dissi un "sì" e quello tornò una settimana più tardi come un "non lo so", lasciandomi nel dubbio per diversi mesi. Per fortuna ero giovane e a capire potevo aspettare .
Fu triste quando dissi per la prima volta amore e quello prese ad andare e venire come  l'alta marea.
Ogni volta tornava con un nome diverso, a volte completamente spiegazzato per chissà quali notti passate addormentato sotto ai balconi o dentro ai portoni.
Una volta tornò e voleva dire sì, poi subito dopo disse "Good morning" e si rimise per strada, voleva dire "non più". L’ultima volta che lo vidi disse amore, ma era un vaffanculo. E non lo rividi per un bel pezzo.
Ma io avrei voluto che tornasse una volta o l'altra con il significato lento di paesaggio, qualcosa di una qualche mobilità, ma stabile e regolare come un materasso ad acqua. Magari anche magico, ma lineare come un binario che ci porti infine da qualche parte.
E allora penso a te.Fiumi di tentazioni scorrono sulla tua pelle e tu sorridi maliziosa e provocante.
Scivolano sogni sopra i tuoi seni,come mani vogliose ed incuriosite a regalar piacere.
Languide carezze,baci provocanti,corpi avvinghiati in celate sindromi di abbandono.
Guardarò ancora un po’ la tua anima e baciandoti la schiena,mi trasformerò
in qualcosa oltre l'uomo.
Scorreranno fiamme sulle dita,labbra calde mi aspetteranno,fiati avvolti da lenzuola rosse e dal contatto.
Palpiti del cuore,a intercalar costanti,cancelleranno quell’ultima goccia di vergogna.
Ti farò volare un po’più in alto di quanto nel fare l’amore ci sarà concesso…oltre l’umano.
Guardando fuori mi accorsi che ero finalmente arrivato.
Meno male: il giornale era finito, il paesaggio si era riassestato comodo comodo nei campanili e nelle case, si muovevano solo le mucche, le auto e le persone, come era logico e formalmente anche normale.
Il treno ripartì, con il suo carico di parole a viaggiare per il mondo, insieme ai pensieri preterintenzionali di qualcun altro.
Ritornai normale essere umano, calato nella realtà del quotidiano e senza parole sconnesse da lanciare, né pensieri obliqui a filosofare per distrarre il tempo. Il giornale e le sue parole, come era logico, le lasciai sul treno, lanciati anche quelli su qualche altro piano della realtà e io nella mia.
Presi l’uscita e chiesi distrattamente una sigaretta al mio amico che mi stava aspettando.
Mi disse “Buongiorno”, e io risposi “Vaffanculo”, ma è normale, è interista e io juventino.
 
01 Maggio 2007

Tutto e niente

Cammino circospetto ma sicuro verso di te, come un ladro consapevole del furto che andrà a compiere.
Tu mi vedi,appari da una delle scalinate del duomo e mi sorridi.
Le parole di saluto sono appena sussurrate,il tempo ci gioca contro..come sempre e il luogo prescelto per la nostra follia ci attende.
Il cinema è più affollato di quanto avremmo potuto pensare e sperare,cerchiamo il posto migliore.
Le mie dita corrono fra i tuoi capelli, si muovono leggere e decise, in alternanza, come vento che spalanca finestre e ondeggia tende al sole,per il mio piacere di accarezzarti e scuotere i tuoi pensieri.
Ci vuol poco per nutrire ed innalzare l’intensità della mia brama di averti, anche i tuoi soli sguardi, perché io so quel che dicono e cosa si aspettano...e sai che non hai bisogno di chiedere per ottenere, come le mie mani quando scivolano senza esitare sotto i tuoi indumenti...maledetti jeans.
I nostri corpi sanno quali pressioni cercare,il desiderio quali sensi provocare.
La tua mano mi passa tra le gambe aumentando i brividi già in crescendo e i tuoi occhi ed i miei si ubriacano di sguardi all’assaggio di ogni contatto di labbra,di ogni prendersi e lasciarsi delle carni.Stringo il tuo seno,mentre la tua mano si muove abilmente sulla mia durezza.
A volte è difficile distinguere le tue emozioni dalle mie, quando le nostre vite si incontrano e uniscono in questa armonia di sentimenti,ed il cinema,tutte le persone presenti,il film trasmesso e le risate,svaniscono oltre i sospiri,sempre più gonfi di piacere, oltre le parole emanate esclusivamente dai nostri sessi.Niente ci riguarda per qualche istante.
I tuoi gesti ed i miei si rincorrono e si oppongono nel tentativo di prendere e dare appagamento,di sfuggire e lasciarsi travolgere. A volte mi abbandono alle tue carezze disarmanti, mentre altre volte sono io ad impormi costringendoti alla resa e non puoi far altro che lasciarti andare e lasciarmi fare esattamente ciò che voglio e che infondo vuoi.
La mia impazienza ti sveste, il mio volerti ad ogni costo ti rende complice degli incontrollabili giochi della mente.
Voglio la tua carne,assaporarla,accoglierla,toccarla,morderla,rubarla,mescolarla alla mia.
Voglio sentire la tua carne fremere,muoversi su di me.Voglio rivoli di piacere sulle tue cosce. Voglio graffiti a disegnarti le forme del desiderio.Voglio strade da percorrere, con la punta della lingua, con il tocco leggero delle labbra avide, fino alla fonte.
Voglio la supplica e la voglia di avere voglia..perchè so che in quel momento saresti soltanto mia e non penseresti a nessun'altro.

Il film però..e il nostro tempo a disposizione,purtroppo finisce.
Quattro ore,cosa sono infondo quattro ore?cento anni non mi basterebbero.
Ci salutiamo baciandoci dolcemente e poi via come sempre con quel passo frettoloso senza mai voltarci,per non essere visti,per impedire forse..di poterci richiamare e ritonare su quei nostri passi.
Ora è chiusa la porta di casa mia e solo le poesie mi fanno compagnia.
C’è ancora il tuo profumo sulle mani a tarda notte,ed quel tuo sapore sulle mie labbra,che non sa come andare più via.Una nera catena mi tiene legato ai deserti d'inferno,dove il cuore brucia e fa maledettamente male.
Sono il tuo amante,l'essenza del peccato e fra le dita stringo tutto e niente.

 
28 Aprile 2007

Dannati in paradiso

Concedimi le tue voglie scolpite nei miei occhi.T’osservo!
Iridi infuocate penetrano ardenti nella tua pelle..
Realizzerò i tuoi pensieri e i tuoi desideri prima del nascere.
Sublime è la percezione,svelo la mia esuberanza ricolma di perseveranza.
Nessuno può avere ciò che è mio.Spazzerò via chiunque mi si farà davanti.
Mostro l’indelebile,sperimento sconosciuta sensazione.
Ti imprigiono con fremiti violenti e stille di rosso sangue mostro alla tua vista.
Diabolico sfoggio di tenebre nel saperti mia.
Penetro la tua mente per ricordarti chi eri e per dirti chi sarai.
Ferma il tuo tempo e assapora il gusto della libertà di esser mia prigioniera.
Successione di istanti,come lame taglienti.Spogliati, togliti i vestiti e l'innocenza. Resta nuda fra le mie braccia e libera il mormorio del puro desiderio, il riflusso degli umori che svelano la crescente eccitazione di rosso fuoco.
Non ti darò carezze dolci e devote, libererò energie possenti e ti toccherò con gelido
metallo, sarai fiore reciso fra le mie mani ed il dolore mescolerà emozioni.
Tuonerò fiamme tambureggianti,ed ora dopo ora,consumerò le dorate resistenze della tua perdizione.
La tua mano scivola lenta,voluttuosa nel gesto di percorrermi la schiena,come un brivido che strema aprendo fameliche voragini.
Desideri spinti sull'orlo della follia,funi di gemiti intrecciate alla notte,che esegue una labirintica danza di sensi ubriachi.
Sfiorerò le tue labbra succose,assaggiando magiche pozioni,mentre verserai miele tra i fremiti del tuo ventre impazzito.
Goccia su goccia mi insinuerò,raggiungendo la profondità della tua anima,superando qualsiasi barriera,oltrepassando i limiti della tua e della mia ragione.
Piccoli morsi mi tentano,graffi di passione,indecenze ingorde e carezze esasperate.
Ricamano gl'istanti con schegge dorate.
Ti trascinerò nell'agonia dei sensi,per renderti schiava del piacere incontrollabile.
Persuaderò ogni tua pudica vergongna,per renderci dannati in paradiso.

P.s:un ringraziamente speciale a Sara per il suggerimento del titolo di questo pezzo e del prossimo libro;)
(averei voluto scriverlo ancora+piccolo ma non ci riesco.ahah)
 
21 Aprile 2007

prego e poi bestemmio

Mi guardo le mani per leggere quello che sono stato fino a oggi.
Sulle mie labbra i baci dati male e i non dati;Nella mia coscienza la bilancia del male
fatto e di quello che ho ricevuto; ho avuto poche donne e molte,ma amori infiniti.
Vento che soffia forte,sui capricci di una notte smorzata da troppe paure e da tempeste di luce.
Scompare il tempo fra le pieghe dei miei vecchi passi, scompaiono emozioni e gioie, si perdono nel vuoto le malizie e le furbizie:resto solo io, con me stesso,in un mare agitato che arde di fuoco.
Volano foglie a disperdere istanti di varia intensità, e nello scorrere delle cose di ogni giorno,emergono nuove notti, qualche raro sorriso e le mie tenere perversioni inespresse.Prego e poi bestemmio, sento freddo e poi caldo nel contempo.
Cosi forte e indifeso, sempre pronto al distacco ed al nulla,sento il sapore di momenti che ancora non esistono.

La vedi la voglia che sale di potermi toccare in modo indecente,di sentirlo crescere tra le tue dita come un regalo impaziente?
La senti la voglia che chiede il mio bacio più osceno e senza pudore mi cede il fiume del tuo desiderio?
Ascolta la tua voglia che grida,fino a farmi pulsare le vene di riempirti la bocca in tenera sfida.
Questa voglia che implora,mi prega di entrarti nel ventre,di lasciarti scaldare, bagnare,
di guardarti ansimare,mentre stringo la tua schiena sudata.

Ora sono stanco, molto stanco e mi chiedo a che mi è servito immaginarti,aver il tuo seno duro tra le mani,mentre lui ti bacia..ignaro, i capezzoli.
Fragole more.

 
12 Aprile 2007

Ho amato..

Ti cerco.
Un profumo segreto mi avvolge,come la voglia di poterti toccare in modo indecente.Ti faccio scorrere tra le mie dita,aspettando il tuo fremito sui palmi chiusi in oscena preghiera.Voglio restare su te con la mia bocca vicina alla tua,lasciando socchiuso il tuo invito
malizioso e leggero.E tu senti e tu sai che la mia mano potrebbe stringerti o accarezzarti.
La tua voce ansimante mi respira sul collo,mentre ti voglio nel profondo.Le tue unghie piacenti mi artigliano la pelle e ti aggrappi sul mio corpo.Stringo palmi sui tuoi fianchi,per spingere più a fondo.
Ho amato il momento del primo bacio e quell’istante durato per un infinitesimo e ormai perduto fra le prime linee viola della sera e gli abbaglianti grigiori della città affannata.
Ho amato ed ho ancora sulle dita,il profumo della tua fica,che avrei voluto tanto leccare per sentirti tremare.
Fragori inconfessati esplodono improvvisi, non muore mai in primavera il desiderio ed anche se è nascosto dall’ipocrisia risorge ancora.
Tutti gli Dei sono buoni quando non hai nulla da chiedere e la tua preghiera è canto d’adulazione,col sorriso vuoto di chi non ascolta i propri desideri.
Con passo leggero ascolto il buio bruciato dentro,con senso d’abbandono, con pensiero improvviso.
Con passo leggero mi addormenterò spegnendo devote candele. Brucerò le paure, le immagini sacre dei finti frati e delle madonne nere. Brucerò rami d’ulivo e mi dannerò l’anima. Morirò più contento,puro infedele:tra le tue labbra bagnate e quel bacio che continuo ad amare.
 
07 Aprile 2007

Quando ti prenderò

Attendo di fianco a te e bevo il tuo viso
incalzando la notte avvampata di buio
e di desiderio sul mare infinito della furia,
sento lontani battiti d'orologio a scandire sangue.

Avvinghiata ai polsi offri il viso in questo giorno
di follia,che illumina tremori nel caldo abbraccio
del ritardato destino, e cerco la pelle nuda,
anche un solo filiforme sentiero rosa strappato .

Poi si aprono i veli e il sapore frugato esplode
nelle linee del tuo corpo  dove silenzi di lingua
solleticano il collo che piano assaporo
senza perdere un attimo, un solo secondo.

Sarà ombra discesa in occhi lunari questo fuoco
che brucia sulle labbra ancora mosse da quei baci,
ancora palpitanti mentre incessanti risuonano i sospiri.

Quando ti prenderò e ti accarezzerò sarai creta
nelle mie mani ed ogni sussurro ogni respiro
soffierà uragano.
Saremo una cosa sola da far tremare il vento.

Quando ti prenderò ai piedi della notte, sarai mia,
e nessuno più ci circonderà nella libertà infinita
del desiderio.

Sarò io che ti guarderò inevitabilmente impazzire.

 
31 Marzo 2007

Sai cosa voglio fare?


Sai cosa voglio fare? Farti soffrire, farti implorare.
Ti ordinerò di spogliarti. Piano. Pianissimo. Senza fretta.
Ti Legherò su di un letto. Nuda. Le mani legate.
Non potrai toccarti. Non potrai muoverti.
Ora ti guarderò.Accarezzerò il tuo corpo con i miei occhi.
Poi mi spoglierò. Senza fretta. Mi siederò vicino, ma non ti toccherò.
I tuoi capezzoli s’irrigideranno. Comincierai ad eccitarti.
Vedrò la tua voglia. La sentirò.Avrai il viso rosso. Sentirò il tuo respiro crescere.I tuoi umori  spargeranno odori.
Non potrai chiedermi nulla..sai che non ti ascolterei.
Accarezzerò crudelmente la tua carne e scoprirai l’inebriante sapore del possesso violento.
Le mie mani su di te e non riconoscerai i miei desideri dai tuoi.Le sentirai aprirti,scoparti,arrossarti la pelle.
Ogni mio piccolo tocco, ti farà saltare il respiro, allargherai le cosce e ti piacerà quella sensazione di leggero dolore misto ad ansimante piacere.. sarò dentro di te e i miei colpi si faranno sempre più decisi e profondi.Con un amorevole cattiveria cercherò di entrarti nel profondo.
Ti prenderò sulle ginocchia o sulle note di pizzi neri.Bendata o velata di torbidi sospiri,batterai i ritmi delle mie ossessioni.
Abbatterò le tue difese,nuda la tua anima di fronte alla mia verga,tremerai e implorerai libidine.
Ti accascierai infine ai miei piedi.Il mio piacere,dolce scorrerà in te e nelle tue vene..e che sottile avveleni le tue carni e sensuale rapisca la tua mente.
E non c’è inferno,e non ci sarà tempo per espiare questo desiderio senza pace.
sarai mia schiava, del tempo senza fine.
 
24 Marzo 2007

Io sono un sognatore

Io sono un sognatore,un vagabondo che gira per gli spazi della mente irrimediabilmente perduto.Non trovo più la strada che conduce alla più vera crudeltà,la realtà.
Non picchiare un sognatore,potresti ferirlo proprio mentre fa l'amore con una ragazza senza volto, sul cui corpo si adagia assuefatto.
Tu non puoi capirlo,vivi in un mondo che non lascia spazio ne ha te ...... ne a me.Costretti a una scelta,a ideare un corpo e pensare una mente capace di soddisfare completamente.
Ci sono poi dei giorni che stai lì a fissare i contorni,come un'ombra che a fatica ne assembli i tasselli.Ne tiri fuori una faccia identica a l’uomo che ora dorme e respira tra le braccia di un’altra.Ti scorrono gli anni senza che nessuno abbia preso il suo posto,senza che uno straccio di occhi, di mani,
si soffermino ora sul tuo seno mai troppo in vista,
mai troppo audace alla voglia che sale di dentro...e ti chiedi dov'è finito il tuo ardore,in quale buco la voglia di non essere sola,come ora che nitido senti il tonfo d'una pigna che cade distante.
Quante volte ti sei sentita dire di cogliere l'attimo?e chissà quante volte hai invece rimandato al domani.
Col passo sghembo e mai lineare, vago pensieroso e stranito. Conto le mattonelle come fossero pensieri e mi lascio guidare dalle geometrie della pavimentazione, cercando di non pestare righe e camminando solo sui neri delle zebrate.
Mi sono visto a volte,alzare pugni verso questo cielo ignorante e imprecare contro tutto e tutti;mi sono visto raccontare altre volte,al metronotte e alla puttana, al barista comprensivo delle ore tre e perfino a un cane randagio, di certe storie d'amore,di dolori e di varie battaglie perse con la vita, senza arte né gloria.Di cosce che restavano allacciate,e del suo sesso che continuava a pulsare contro un mio fianco,mentre dormiva di un sonno sazio,tutto e solo suo.Mi sono visto raccontare di gemiti,di quelle parole oscene durante l'orgasmo,di quel volere essere chiamata puttana e troia mentre godeva,per più godere.Di come si rimaneva poi abbracciati,mentre le accarezzavo i capelli teneramente per farci perdonare.
Questa è una di quelle notti buie, dove si può cercare di rincorrere ogni pensiero che fugge dalla mente.
Forse qualcuno mi cerca per ritornare a casa e fare l'amore, forse nessuno si ricorda che esisto.
Potrei credere a chi oggi mi dice che va tutto bene, potrei crederci, ma non oggi, domani è un altro giorno dove continuerò a cercare, a spingermi oltre, varcare ogni linea dell'esistere per capire come funziona questo strano gioco del vivere.
Vorrei essere in un altro posto, dove c'è solo una lieve brezza ad accarezzare tutto intorno, dove il rumore del mare da dove provengo può dare conforto, dove le sue onde s'infrangono, dove troverei tutti i colori, il bianco della schiuma, il blu e giallo del cielo stellato, il rosso del sole che s'immerge nell'eterno abbraccio col mare per vivere come ogni giorno una romantica notte d'amore e desideri.. è questo che il sole fa da secoli.
Vorrei osservare tutto questo, avere pace e spegnere ogni pensiero per quei momenti.
 
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